PER PICCOLE MANI : “ALISON JAY’S FIRST PICTURE BLOCKS”

 

ALISON JAY’S FIRST PICTURE BLOCKS

Templar Publishing

Prezzo di copertina: £9.99 (cioè poco più di 12 €)
ISBN 978 1 84011 789 9 | gift box | each book: 20pp | 70 x 70mm | board book | box: 148 x 148mm | UV varnish throughout

Il libro di cui vi parlo oggi è uno dei primi che ho acquistato per mio figlio Paolo (e un po’ anche per me, lo confesso..).

Non spaventatevi per il titolo: l’editore è inglese, ma il libro è completamente senza parole, solo immagini. E che immagini.

Lo trovo un regalo fantastico per un neonato, anche se non potrà usarlo subito.

Il libro, anzi i libri, perché in realtà sono 4, si presentano in una bella scatola di cartone, anch’essa illustrata. Il formato è davvero adatto alle manine di un bimbo di un anno (questo l’ho provato di persona): si tratta di cubetti cartonati di una ventina di pagine ciascuno che misurano 7x7x4 cm. Non si racconta una storia. Si tratta solo di immagini, ma la storia, se volete, potete inventarla voi (cosa che i bambini, almeno quelli che conosco, adorano).

Vi confesso che inizialmente ho avuto qualche perplessità, perché le immagini non sono quelle chiare e dai contorni ben definiti a cui noi Italiani siamo in un certo senso abituati (quelle della Pimpa, per intenderci), anzi, alcune sono molto dettagliate e contengono piccoli particolari. Insomma, mi chiedevo se fossero adatte ai piccoli lettori. Ne parlavo con una della bibliotecarie di Casa Piani, la meravigliosa biblioteca per bambini di Imola, e giustamente lei ha osservato: “Ma sei certa che i bambini seppur piccoli non colgano certi dettagli?” Detto fatto, ho usato Paolo (povero bambino!) come cavia ed effettivamente la bibliotecaria aveva  ragione…

Spesso li sottovalutiamo quei piccoletti!

Non paga, ho scroccato un giudizio anche ad una pedagogista che porta sua figlia al corso di danza con la mia (e che ringrazio), la quale mi ha confermato che il formato è molto adatto alle piccole mani, e che in ogni caso c’è sempre in primo piano un’immagine grande che il bambino seppur piccolo coglie di sicuro.

E poi, al di là di tutte queste disquisizioni, dà un gran piacere vedere un bambino che ha tra le mani qualcosa di bello, curato, ricercato.

Altro dettaglio non trascurabile: questi cubotti sono davvero indistruttibili, il che non guasta mai, visto che finiranno “in pasto” a piccoli Attila.

Ora viene la parte più complicata, cioè come procurarsi il libro.

Non tutte le librerie sono in grado di fornirvi libri stranieri ad un prezzo accettabile, ma alcune sì, quindi, se conoscete librerie che vendano libri stranieri, verificate perché, se hanno il libro, toccare con mano è sempre meglio. Oppure potete acquistarlo su internet, cercando “English books online”. Ho visto che ad esempio lo vendono su Amazon.it a poco più di 9 euro. Tra l’altro se nel campo “ricerca” mettete “Alison Jay”, compariranno molti altri libri ad opera di questa illustratrice che non mi sbilancio a consigliare perché non li ho (ancora) visti.

Per i miei concittadini (gli Imolesi):

“Alison Jay’s First Picture blocks” è disponibile al prestito a Casa Piani, nella saletta dei piccoli.

© di tutte le illustrazioni in questo post: Alison Jay. 1999, 2001, 2003 & 2007.

“La grande fabbrica delle parole”: un libro che fa bene all’umore e fa riflettere

 

Il primo libro di cui vorrei parlare si intitola “La grande fabbrica delle parole”

Un giorno arriva a casa mio marito e mi dice di aver comprato un libro per nostra figlia da un ragazzo che li vendeva in giro per il centro della mia città. Presuntuosamente, non l’ho nemmeno guardato, convinta che la scelta dei libri per i nostri figli, vista la mia esperienza da libraia, spettasse a me e che sicuramente mi avesse portato a casa uno di quei libretti molto commerciali, come una delle tante edizioni economiche di Cappuccetto Rosso in cui la storia invece che riassunta consapevolmente subisce semplicemente tagli in qua e in là ed è illustrata in modo banale (ma questo è un altro discorso e magari lo affronteremo più avanti). Vari giorni dopo, mentre tento invano di riordinare la stanza di Emma, vedo sul comodino un libro che non conosco. “Bella l’illustrazione sulla copertina. La grande fabbrica delle parole.” Giro la pagina, inizio a leggere, e la storia mi cattura subito. “C’è un paese dove le persone non parlano quasi mai. È il paese della grande fabbrica delle parole. In questo strano paese, per poter pronunciare le parole bisogna comprarle e inghiottirle…”.  La qualità delle illustrazioni si conferma anche nelle pagine successive. Proseguo nella lettura, incontro il protagonista, un bambino, poi l”amata” e infine il temibile “avversario”, ma di certo non mi sarei mai aspettata un finale come quello che mi attende (e che non vi svelo per non rovinare la sorpresa). Delicato, di una tenerezza sconfinata, proprio com’è il primo amore. Invita a riflettere sulla comunicazione, il diritto alla parola. Il libro è ufficialmente per bambini (l’editore consiglia come età di letture 4-7 anni), ma se volete regalare un momento di dolcezza, non esitate a donarlo anche a un adulto. Secondo me è pura poesia.

(Inutile dire che ho dovuto ricredermi sulle scelte di mio marito…)

INFORMAZIONI UTILI

“La grande fabbrica delle parole.”

Agnès de Lestrade – Valeria Do Campo

Editore: Terre di mezzo

Lo potete acquistare in libreria, per strada dai ragazzi che collaborano al progetto oppure sul sito stesso dell’editore: http://libri.terre.it/

Esiste la versione hardback (con copertina rigida) a 15 € oppure quella paperback (copertina morbida) ad appena 8€. Sul sito dell’editore in questo momento i libri per bambini sono scontati del 15% e potete anche vedere le prime pagine del libro (http://libri.terre.it/libri/collana/0/libro/294/La-grande-fabbrica-delle-parole).
 
È interessante anche la storia della casa editrice. Riporto lo stralcio di un’intervista dal loro sito: “Siamo nati da un giornale di venti pagine venduto sui marciapiedi e nelle stazioni da persone in difficoltà. Forse per questo pensiamo i libri come spazi, non come oggetti. Luoghi aperti in cui sentir echeggiare le voci dei narratori. Parole vive che incoraggiano a uscire, conoscere, agire. Non “cose” da infilare su uno scaffale.”

Niente male, no?

“La Grande fabbrica della parole” è anche un progetto di scrittura creativa per bambini: http://www.grandefabbricadelleparole.it/