No, il vasino no!

Un libro divertente per imparare a usare il vasino

“No, il vasino no!”

di Stephanie Blake

Editore: Babalibri

pp. 36

 Età di lettura: da 2 anni

 

Ormai è chiaro. Il vasino sta a mio figlio Paolo come la palestra sta a me. Tanti buoni propositi, tante promesse,  magari un po’ di autoipnosi, ma, quando si arriva al dunque, io resto sul divano e Paolo se la fa addosso. Unica nota positiva: ho la lavatrice nel seminterrato e magari non andrò in palestra ma almeno faccio le scale varie volte al giorno per lavare mutande e pantaloni del mio guerriero.

Da qualche giorno però c’è un leggero miglioramento. Paolo urla “Come GaZpare” e corre in bagno (una volta ogni tanto). Si sta identificando con Gaspare, un coniglietto che come lui non ne vuole sapere di usare il vasino. È il protagonista di “No, il vasino no!”, di Babalibri. Gaspare ha un fratello maggiore che lo esclude dai giochi con i suoi amichetti perché è un “pappamolle” che fa ancora la pupù nel pannolino”. Gaspare allora decide di familiarizzare col vasino, impiegandolo come cappello, come pentola per cucinare, e, perché no, come cavallo, finché un giorno.. lo usa in modo appropriato.

Attendo anch’io speranzosa che arrivi quel giorno..

Nel frattempo consiglio questo libro divertente e utile.

Alla prossima!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vuoti di memoria

“Vuoti di memoria”

di Hervé Jaouen

Editore: Salani

Pagine 139

Età di lettura: dai 10 anni

 

 

Una domenica pomeriggio di un anno fa. O forse più, o forse meno. Poco importa. Mio marito ed io abbiamo intrappolato una delle nonne con i nipoti. Allora cinema sia. Non so nemmeno cosa diano. Ha scelto mio marito. Mi fido del suo gusto. E poi sa che sono banditi film horror e thriller. Distrattamente, in auto, chiedo. “Cosa andiamo a vedere?” “Un film francese.” Bravo, sa come farmi contenta, soprattutto oggi che sono un po’ giù di corda.

Ci sediamo in sala. “Ma di cosa parla il film?” “Di un tetraplegico e del ragazzo che lo assiste”. Si spengono le luci. Faccio appena in tempo a mormorare “Stai scherzando, vero??!!” Ma certo che scherza, sa bene che sono troppo sensibile per certi argomenti.

Non scherzava. Per fortuna. “Quasi amici” è uno dei migliori film che abbia mai visto.

Scena per certi versi simile un mesetto fa. Un’amica mi dice “Ho preso un libro per Anita (sua figlia) e l’ho letto anch’io. Mi è piaciuto moltissimo.” Bene, come si intitola? Di cosa parla? “Vuoti di memoria. Parla dell’Alzheimer.” “Davvero? Oh, un argomento leggero per bambini di 10 anni…”

Lo leggo, tutto d’un fiato. E lo straconsiglio. È fuori catalogo, ma me ne frego. Chi mi legge da un po’ sa che non inseguo le novità, ma i libri che mi piacciono. Comunque ho verificato. Qualche copia in giro su internet si trova ancora. Oppure in biblioteca.

L’argomento non è leggero ma la vita non è sempre leggera e edulcorare continuamente la realtà non è sano. È un libro sincero, dove ci si commuove, si sorride, si prova tristezza, sollievo, rabbia. Come nella quotidianità.

La scrittura è immediata, scorrevole, quella di un’adolescente.

La storia infatti è narrata da una ragazzina che improvvisamente si trova a cedere la propria stanza alla nonna malata di Alzheimer e a poco a poco diventa in un certo senso custode della sua memoria.

La nonna “continua a giocare a campana sull’ottantina di calendari della sua esistenza. Salta di palo in frasca, cioè da un casella all’altra, senza logica.” E la famiglia le si stringe intorno, a proteggerla, a farle vivere al meglio questo inverno della sua vita.

Molti passaggi mi hanno colpita. Fondamentalmente si parla d’amore. L’amore della figlia per la madre. L’amore di un marito per la moglie, perché non dev’essere semplice prendersi in casa la suocera che a momenti pensa di essere una bambina di dieci anni e cinque minuti dopo ti scambia per un suo vecchio fidanzato. E poi, forte, potente, l’amore della nipotina per la nonna. Del resto, ci racconta  Véronique “Nonna non è una vecchia. I veri vecchi sono i nonni degli altri.”

Eh già, mi mancherà sotto l’albero quel bigliettino che ogni anno mi augurava un Santo Natale (girava sempre col rosario in tasca, la mia nonna), con un’elegante grafia d’inizio ventesimo secolo.

Buon Natale a tutti.