La luna non si compra

“La luna non si compra”

di Natalie Babbitt

Editore: Rizzoli

Pagine 159

Età di lettura: da 10 anni

  

Beatrice gli sorrise. “Qualunque cosa abbiano da dire gli altri, stai parlando della tua vita, Joe Casimir. La tua e di nessun altro. E devi farci quello che vuoi veramente tu.”

Joe Casimir, non sapevo ancora niente di te quando ho letto questa frase sulla quarta di copertina, ma ti ho invidiato. Non sempre trovi una “Beatrice” che ti dà questo prezioso consiglio, che ti fa sembrare facile un’ardua scelta.

Scusate l’assenza ma mi sono lasciata fagocitare dalle ultime 200 pagine di “Marina Bellezza” di Silvia Avallone e non ce n’era per nessuno. Sembravo una bambina di dieci anni davanti all’episodio “clou” di Violetta. Ma rieccomi, con questo bel libro per ragazzi, di cui vi ho anticipato il “succo”. Joe Casimir è un ragazzino che ha perso i genitori quando era ancora piccolissimo. Unici parenti rimasti: la nonna, con cui vive, e una zia che abita in un’altra città. Quando la nonna ha un infortunio, Joe deve trasferirsi per alcune settimane dalla zia, che tra l’altro non ha mai visto prima. Qui farà nuove conoscenze e soprattutto gli verrà offerta un’opportunità da molti considerata forse imperdibile, e non sarà facile per Joe prendere una decisione.

Si parla di amicizia, di amore, dell’importanza di seguire i propri sogni. Sempre e comunque.

Almeno a 10 dieci anni, lasciamoli giocare la loro partita.

Evviva.

 

 

 

 

 

Vuoti di memoria

“Vuoti di memoria”

di Hervé Jaouen

Editore: Salani

Pagine 139

Età di lettura: dai 10 anni

 

 

Una domenica pomeriggio di un anno fa. O forse più, o forse meno. Poco importa. Mio marito ed io abbiamo intrappolato una delle nonne con i nipoti. Allora cinema sia. Non so nemmeno cosa diano. Ha scelto mio marito. Mi fido del suo gusto. E poi sa che sono banditi film horror e thriller. Distrattamente, in auto, chiedo. “Cosa andiamo a vedere?” “Un film francese.” Bravo, sa come farmi contenta, soprattutto oggi che sono un po’ giù di corda.

Ci sediamo in sala. “Ma di cosa parla il film?” “Di un tetraplegico e del ragazzo che lo assiste”. Si spengono le luci. Faccio appena in tempo a mormorare “Stai scherzando, vero??!!” Ma certo che scherza, sa bene che sono troppo sensibile per certi argomenti.

Non scherzava. Per fortuna. “Quasi amici” è uno dei migliori film che abbia mai visto.

Scena per certi versi simile un mesetto fa. Un’amica mi dice “Ho preso un libro per Anita (sua figlia) e l’ho letto anch’io. Mi è piaciuto moltissimo.” Bene, come si intitola? Di cosa parla? “Vuoti di memoria. Parla dell’Alzheimer.” “Davvero? Oh, un argomento leggero per bambini di 10 anni…”

Lo leggo, tutto d’un fiato. E lo straconsiglio. È fuori catalogo, ma me ne frego. Chi mi legge da un po’ sa che non inseguo le novità, ma i libri che mi piacciono. Comunque ho verificato. Qualche copia in giro su internet si trova ancora. Oppure in biblioteca.

L’argomento non è leggero ma la vita non è sempre leggera e edulcorare continuamente la realtà non è sano. È un libro sincero, dove ci si commuove, si sorride, si prova tristezza, sollievo, rabbia. Come nella quotidianità.

La scrittura è immediata, scorrevole, quella di un’adolescente.

La storia infatti è narrata da una ragazzina che improvvisamente si trova a cedere la propria stanza alla nonna malata di Alzheimer e a poco a poco diventa in un certo senso custode della sua memoria.

La nonna “continua a giocare a campana sull’ottantina di calendari della sua esistenza. Salta di palo in frasca, cioè da un casella all’altra, senza logica.” E la famiglia le si stringe intorno, a proteggerla, a farle vivere al meglio questo inverno della sua vita.

Molti passaggi mi hanno colpita. Fondamentalmente si parla d’amore. L’amore della figlia per la madre. L’amore di un marito per la moglie, perché non dev’essere semplice prendersi in casa la suocera che a momenti pensa di essere una bambina di dieci anni e cinque minuti dopo ti scambia per un suo vecchio fidanzato. E poi, forte, potente, l’amore della nipotina per la nonna. Del resto, ci racconta  Véronique “Nonna non è una vecchia. I veri vecchi sono i nonni degli altri.”

Eh già, mi mancherà sotto l’albero quel bigliettino che ogni anno mi augurava un Santo Natale (girava sempre col rosario in tasca, la mia nonna), con un’elegante grafia d’inizio ventesimo secolo.

Buon Natale a tutti.